Il mio diario: pensieri, osservazioni, racconti e leggende sul dogo argentino

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9-7-2007

É curioso sentire gente che afferma che il dogo ha perso le sue qualità di cane da presa per la grossa selvaggina. È curioso, dicevo, in quanto chi fa queste affermazioni non si è mai messo in un bosco col suo dogo, alla cerca di cinghiali o di puma.

Certo, se il cane viene su senza avere contatto alcuno con la natura, senza sapere cosa sia il sottobosco vergognosamente sporco e spinoso presente nelle nostre montagne abbandonate, non si potrà mai pretendere, a meno di non essere degli autentici deficienti, che il nostro dogo sia un fulmine di guerra. Se lo terremo bene alimentato, al limite dell’obesità, non potremo stupirci se invece di perseguire una traccia preferirà stendersi boccheggiando all’ombra di una quercia. E se si butterà nella prima pozza d’acqua che troverà lungo il cammino, camuffandosi da ippopotamo coperto di fango.

Chi fa queste affermazioni, dicevo, dovrebbe farsi un esame di coscienza e capire che il suo dogo è ancora troppo per lui, e che nulla viene in regalo dal cielo, ma tutto si conquista a base di sudore e sangue. Sudore e sangue: due componenti che accompagnano il cammino del dogo e di tutte le razze da presa, che sono andate via via scomparendo quando sono divenute alla moda, e quando dei veri e propri “banana” ne sono divenuti i legittimi proprietari, con tanto di certificato d’acquisto e di garanzia, esattamente come quando si compra una radio (esistono ancora le radio, o ci sono solo “media center”?).

Per fortuna possiamo trovare ancora alcune persone, pochissime – per la verità – che si danno da fare e che vanno a caccia nei paesi dove è permesso farlo, con cani e arma bianca. Bisogna stare attenti, però, in quanto c’è sempre qualche galantuomo pronto a denunciarti, guardandosi bene dal dire che tu eri al di fuori dai confini del nostro glorioso paese. Ed è anche vero che in molti paesi, dov’è concesso farlo, parecchi appassionati continuano a dressare i loro dogos nella pratica venatoria.

Per cui la razza non è in estinzione. Lo sarà forse in Italia, ma non ovunque. Anche da noi, ad ogni modo, abbiamo ancora chi alleva dogos capaci di realizzare il loro lavoro abituale.

Questo ci tenevo a dirlo, alla faccia di chi parla solo perché ha la lingua.