Il mio diario: pensieri, osservazioni, racconti e leggende sul dogo argentino

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15-04-2008
Il carattere del dogo

Spesso mi vengono chieste informazioni circa il carattere combattivo del dogo, per metterlo a confronto con altre razze da presa. E quello che rispondo è che il dogo, carattere combattivo a parte, è prima di tutto un cane dolcissimo, probabilmente la razza più mansueta nei confronti dell’uomo che io conosca (per la verità conosco solo poche razze, che proprio “mansuete” non sono). Il dogo si distingue per il suo attaccamento al nucleo familiare e per il suo equilibrio. È pur vero che, se male allevato, potrà anche dimostrare aggressività ma sempre, prima di passare alle vie di fatto, darà chiari segnali della sua insofferenza. Se avrà cattive intenzioni ringhierà, e non una volta sola. Questo, ripeto, solo nel caso in cui sia stato cresciuto in modo sbagliato, altrimenti episodi del genere saranno semplicemente impensabili. Questo posso dire perché sono quarant’anni che convivo con la razza. Mi è capitato di possedere cani già adulti che mi sono stati lasciati da allevatori o da privati che non potevano più tenerli. Magari erano cani “difficili”. Alcuni, per esempio, non amavano essere toccati, nel senso di accarezzati, all’interno dei loro recinti. Si irrigidivano. Si notava che non erano tranquilli, che erano diffidenti. In questi casi, per esempio, diventa difficile fare un’iniezione, o cospargere con uno spray, o mettere un collirio. Quando si prova a farlo, il cane ringhia. Ringhia, ma non morde. Ti avvisa. Ti dice: lasciami in pace. Quando si presentano certe situazioni è inutile fare l’eroe. Bisogna che il cane esca dal suo recinto e va portato in campo neutro, o addirittura in casa, e lì sarà tutto più semplice. Basterà acciuffarlo per il collare, fargli vedere un po’ di cibo, e agire con velocità e sicurezza. Queste situazioni scomode, ripeto, si presentano solo con alcuni soggetti difficili, tirati su da qualcun altro. Non si sa, in questi casi, perché il cane abbia certe reazioni. Vai tu a sapere cosa sia successo, quali esperienze abbia dovuto subire. Ti trovi davanti un’opera già completata, che puoi solo cercare di migliorare, senza però cambiarne gli aspetti principali. Tornando al carattere del dogo, devo dire che le sue attitudini generali per la caccia sono ottime e che queste attitudini divengono addirittura stupefacenti quando si ha la possibilità di inserire il cane nel suo ambiente naturale e di fargli fare quelle attività per cui la razza è stata selezionata. Con questo non voglio dire che un dogo, tirato su in città, scatterà come una molla la prima volta che vedrà un cinghiale, o un puma. Questa prima reazione sarà legata a tutto un fardello di esperienze che sono parte del vissuto del cane. Sono però sicuro che ad un certo momento il nostro dogo capirà quello che deve fare e da quel momento in poi ci stupirà per il suo valore e la sua forza, dimostrandoci che il sangue non è acqua e che la vera natura di una specie alla fine viene sempre a galla. Ma, a pensarci bene, è un po’ così per tutte le razze. Ognuna con le sue specificità. Il fox terrier, messo nelle giuste condizioni, farà strage di topi. Il bassotto infilerà il suo corpo lungo e sottile nella tana di una talpa, o di un tasso, il segugio morderà le natiche del cinghiale o si mangerà la lepre e Il bastardino più dolce si accanirà sulla lucertola, o sull’uccellino caduto dal nido. È la natura, ad un certo punto, a far sentire la sua voce imperiosa. È quell’istinto antico, quello della sopravvivenza, che torna a primeggiare sui nostri animali domestici. Sempre, prima o poi, ci accorgeremo che la natura lontana ha ancora la sua influenza sul mondo e su ciò che il mondo contiene, uomini, animali, cose. Questa aggressività,comune a quasi tutte le razze canine, viene canalizzata in modi diversi. I cani da pastore, in genere, scomparse dalla loro vita le pecore, divengono ottimi cani da guardia. Idem per i bovari. Gli antichi cani da presa, aboliti gli scontri violenti coi loro consimili e con fiere d’ogni tipo, si adattano ad una vita paciosa e, normalmente, non sono neppure ottimali per la guardia. Il dogo, ancora, ha forte dentro di sé l’istinto della caccia, della presa, per cui è più facile convertirlo in un buon guardiano. Ma sarà sempre e solo nella caccia che darà il meglio di sé. E qui torno al tema del carattere. Il dogo è capace di lottare con un cinghiale, o con un puma, sino allo sfinimento. Questa è la sua missione e geneticamente riconosce questo richiamo. Sa che dalla sua presa dipende la vita, sa che deve stare attaccato per non morire. La sua è la forza della disperazione, quella forza che risponde al mandato della sopravvivenza. Non c’è cattiveria, non c’è ferocia. Sta solo realizzando un lavoro antico, in coppia con l’uomo, un lavoro comune per assicurarsi un posto nel futuro. Non sa, il cane, che il suo futuro è assicurato in ogni caso, perché tanto lui che l’uomo non devono più cacciare per sopravvivere. O forse, se anche lo sapesse, piace al nostro cane di sentirsi ancora predatore, per un giorno. Questo discorso faccio per spiegare che il carattere del dogo non ha nulla di diverso rispetto al carattere di tante altre razze. Certo, quando diventa predatore, impressiona perché carattere e forza, nel dogo, danno vita ad un binomio che può essere assai funzionale. Funzionale nella caccia, però, e non in altre attività che sono meglio portate avanti da altre razze, selezionate per fini diversi. Non si deve pretendere che il dogo sia il migliore in tutto. Non si può avere, al tempo stesso, il miglior cacciatore di puma e cinghiali, il miglior guardiano, il miglior cane da compagnia e, per chi lo chiedesse anche a puro titolo informativo, il miglior cane da combattimento. Quest’ultimo punto, specialmente, non deve lasciarci dubbi. Il dogo è un cane che può essere un buon combattente, ma non è un cane da combattimento. È fatto per lavorare in muta coi suoi consimili, non per combatterli. Certo, sa far valere quelli che considera i propri diritti, ma non gli importa di annichilire il rivale. Vuole imporsi, non uccidere. Questa è la grande differenza con altre razze, selezionate per fini più specifici. E’ importante non confondersi, non pensare a cose che sono fuori dalla realtà. Dico queste cose, per molti superflue, per soddisfare la curiosità di chi, erroneamente, ritiene che il dogo sia stato originariamente selezionato come cane da combattimento. Caccia, sì. Combattimento, no.