Il mio diario: pensieri, osservazioni, racconti e leggende sul dogo argentino
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03-02-2008
LA DECADENZA DEL DOGO ARGENTINO
Se considero la breve ma burrascosa storia del dogo, mi vien fatto di pensare che la decadenza della razza, sotto il profilo della funzionalità, abbia avuto inizio già dal riconoscimento del suo standard da parte della FCA e, nel 1973, da parte della FCI (Standard FCI n. 292).
Quello che infatti viene considerato dai male informati come "lo standard originale", altro non è che la copia parziale dello standard redatto da Antonio Nores Martìnez, nel 1947. E' importante notare come Antonio (ANM) non parli mai di peso né di altezza, ma dica soltanto che il dogo è un normotipo (tipo normale, ovvero proporzionato tra le varie componenti del corpo) e, all'interno di questa categoria, un macrotalico. Agustìn Nores Martìnez, invece, nello standard presentato alla FCA e poi riconosciuto anche dalla FCI, identifica il peso (dai 40 ai 45 chili) e l'altezza (dai 60 ai 65 centimetri). Ma è ancor più grave e davvero rappresenta una mazzata per la razza il fatto che puntualizzi quanto segue:
"Tanto sotto il profilo dell'altezza, come sotto quello del peso, il giudice deve essere inflessibile, poiché essendo il dogo un cane da lotta, tra le razze da caccia grossa, una riduzione della taglia lo priva di efficacia. Deve essere squalificado ogni dogo adulto, sia maschio che femmina, che misuri meno di 60 centimetri al garrese, e si dovrà preferire, tra vari soggetti di pregio, quello che sia più alto. Il creatore della razza (ANM) ci ha insegnato che il dogo argentino è un normotipo e, all'interno di questa categoria, un macrotalico. Ciò significa che deve esserci un'armonia tra le proporzioni, cosa che - sotto il profilo della funzionalità - si traduce in euritmìa, ovvero normale correlazione organica, vale a dire una maggiore capacità di forza, ragione per cui vanno ricercati i soggetti di maggior altezza e peso, senza però arrivare al gigantismo".
Queste parole sono state immediatamente male interpretate, tanto dagli allevatori come dai fruitori della razza, nonché dai giudici. Abbiamo così visto dogo campioni del mondo alti più di 70 centimetri, con peso superiore ai 60 chili. Questa conseguenza, di per sé, è già una grave responsabilità da parte di Agustìn, anche se probabilmente voleva solo dire che, all'interno dello standard (da 60 a 65 centimetri e da 40 a 45 chili), erano da preferirsi i soggetti di maggior taglia. Mi chiedo perché non l'abbia specificato ma, sopratutto, mi chiedo perché non abbia semplicemente detto che erano sempre da preferirsi quei soggetti che fossero i migliori nella caccia e che dimostrassero, oltre alle doti di fiuto e resistenza, il maggior valore come combattenti.
Questo doveva dire, nel descrivere una razza da presa, e non che andavano preferiti i soggetti più alti e pesanti.... Inoltre, a mio avviso, ha fatto malissimo a dare un ordine di idee in quanto a stazza e peso, giacché possiamo avere degli ottimi soggetti che pesano 30 chili, eccellenti cacciatori, così come possono esservi, anche se molto raramente, dei cani che sono funzionali pur pesando 50 chili. Quando si parla di cani da presa il peso e l'altezza hanno poca importanza, essendo invece fondamentale l'efficacia nello svolgimento della funzione tipica. Per cui sono soltanto le doti di cacciatore e la pervicacia nella presa le qualità che devono indurci a preferire un soggetto rispetto a un altro, e non il suo aspetto.
A tale proposito invito tutti a considerare lo standard del pit bull ADBA, standard in tutto e per tutto simile allo standard di ANM, prima che ci mettesse mano il fratello Agustìn. Nello standard del pit bull ADBA non si parla di peso, né di altezza, perché altre sono le qualità che caratterizzano la razza. Le proporzioni, in primis, proporzioni che rendono possibile il raggiungimento di elevate performaces fisiche. Chiarito questo concetto, si entra a parlare della parte caratteriale, ma è quasi superfluo farlo, perché le doti fisiche e quelle psichiche camminano sempre di pari passo.
Alla luce di quanto sopra, sono sempre più convinto del fatto che il dogo sia nato sotto una cattiva stella e che poi, negli anni, la mancanza di ginnastica funzionale e di corretto utilizzo della razza, abbiano fatto il resto, diminuendone il valore, rispetto a quelli che erano i propositi originali e gli obbiettivi già raggiunti da ANM. Ciò non toglie che ancora esistano dei soggetti eccezionali, ma rappresentano una minoranza davvero sparuta. Non tutto è perduto, però. Bisogna lavorare duro, senza perdere di vista gli obbiettivi del creatore della razza e senza farsi condizionare da quelli che sono solo aspetti morfologici, privi di sostanza.