Il mio diario: pensieri, osservazioni, racconti e leggende sul dogo argentino

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31-12-2007

Dopo parecchi mesi torno a farmi vivo. A volte mi stufo di scrivere, perché mi pare di non avere niente di interessante da dire. E poi perché si deve stare attenti a ciò che si dice, visto che in giro ci sono un sacco di spioni che leggono tutto solo per prenderti in castagna e denunciarti. Cose da pazzi. Nell’ambiente canino siamo tornati al tempo de KGB. Cose turche.

Questo si deve al fatto che oggi l’ambiente è finito in mano a gente strana. Gente che ha difficoltà esistenziali, per cui punta tutto sui cani per uscire dalla mediocrità della vita quotidiana. Gente che si aggrappa a qualunque cosa pur di sbarcare il lunario, visto che non ha risorse certe. Una lotta tra poveri, dove i colpi bassi sono all’ordine del giorno.

Comunque, per fortuna, uno ha le spalle larghe, per cui riesce a difendersi dalle canagliate e a mettere ognuno al posto suo. Nella vita ci sono sempre riuscito, a dare il posto giusto alle cose e alle persone e ci riesco ancora, nonostante gli anni siano passati e qualcuno, erroneamente, possa credere che le capacità di lotta sono diminuite.

Niente affatto. Oggi più di prima chi mi cerca mi trova.

Proprio come i miei cani. Anche per loro posso dire che chi li cerca li trova. Ho qui un manipolo di giovani che sono quanto di meglio io abbia avuto e, posso dire senza paura di essere smentito, quanto di meglio abbia mai visto.

Sono animali sani, nevrili, leggeri, con posteriori straordinari, angolazioni che li rendono leggeri e agili nel movimento, dotati di resistenza naturale, con una muscolatura trofica, in grado di sopportare il peso dello scheletro e permettere, naturalmente, un’attività fisica notevole, in souplesse.

Questo è il risultato di anni di selezione, di anni passati ad osservare limiti e qualità, cercando sempre di estrapolare gli uni e gli altri, al fine di raggiungere la composizione sperata. Anni passati a studiare le qualità di altre razze, razze con caratteristiche superiori a quelle del dogo. Chiarire i concetti è il primo passo per migliorare, per dirigere i propri sforzi verso un punto che rappresenta non l’arrivo, ma una direzione certa.

Non parlo mai di punto d’arrivo, perché quando uno pensa di essere arrivato vuol dire che incomincia da subito a regredire. Nella vita non ci sono alternative. O si va avanti, o si va indietro. Restare lì, fermi, è un’illusione, perché tutto intorno a noi si muove, si modifica, e anche se noi ci fermiamo a livello relativo, in senso assoluto veniamo retrocessi dagli avvenimenti circostanti, dal movimento altrui.

Se si pretende essere la punta del gruppo, quello che tira la volata, bisogna sempre pedalare, sprintare, fin oltre il traguardo. Perché i traguardi sono di cera, si liquefanno al fuoco del successo. Domani ce n’è uno nuovo, che ti sembra irraggiungibile ma, una volta che l’hai toccato, perde tutto il suo valore.

L’importante, però, è anche saper valutare i propri limiti e non mettersi in campi che sono troppo complicati per noi, campi già occupati da gente che ha più esperienza e più capacità di quante non si abbiano avute in dono dalla sorte. Lasciar fare le cose a chi sa, e non improvvisarsi allevatori, quando allevare è un mestiere antico, che solo negli anni trova le sue risposte naturali.

Sono quarant’anni che allevo dogo e, sicuramente, ne saprei di più se da mio padre avessi ereditato un’esperienza analoga o superiore alla mia. Così non è stato e, a furia di errori, sono arrivato fin qui e adesso, finalmente, vedo qualcosa di positivo in quello che ho fatto. Per cui ragazzi, lasciate perdere. Affidatevi a quelli che sanno e andate a lavorare.

Saluti e auguri,

Paolo Vianini