Il mio diario: pensieri, osservazioni, racconti e leggende sul dogo argentino
8-1-2007 Il Dogo Argentino III >> >>
29-12-2006 Il Dogo Argentino II >> >>
18-12-2006 Il Dogo Argentino >> >>
8-12-2006 Parlando di “etica” >> >>
18-2-2006
Razze pericolose
Più conosco le altre razze e più capisco che il Dogo Argentino è veramente un cane mansueto e a basso grado di pericolosità. È sempre prevedibile e fa capire bene quelle che sono le sue intenzioni, come l’africano di cui Vasco ci racconta. Vede, con sensori che sono parte del suo dna, proprio nell’uomo il suo migliore amico. I cani da pastore, per esempio, sono molto più diffidenti e stanno bene per conto loro. Non ricercano la compagnia dell’uomo con la stessa insistenza con cui il Dogo ricerca, a volte in modo assillante, la compagnia del padrone. Lo stesso vale per i classici cani da guardia, che sono molto più indipendenti e stanziali del Dogo e tendono naturalmente ad escludere gli estranei dalla proprietà in cui vivono.
L’aver messo il Dogo tra le razze pericolose è un atto profondamente ingiusto e, oltretutto, dimostra un’ignoranza totale. Di per sé è sbagliato catalogare le razze in quanto tali come pericolose o non pericolose. È chiaro che ogni animale che abbia una certa stazza rappresenta un pericolo potenziale, quando non si sappia come trattarlo. Anche un cavallo è potenzialmente pericoloso, o un asino, o una vacca. Bisogna saperci fare, bisogna che gli spazi a nostra disposizione sino correlati alle necessità degli animali che condividono il nostro habitat.
Ho sempre sostenuto che solo i bastardini o i cani da compagnia dovrebbero vivere con l’uomo negli appartamenti di città, e penso anche che tutte le altre razze dovrebbero essere scelte quando la loro funzione originale è utile alla nostra vita.
Questo è proprio l’abc della buona educazione, che si basa sul rispetto verso il prossimo, “prossimo” in senso globale, inteso come “umanità viva”, uomini o animali o piante che siano. Purtroppo oggi si tende a comprare tutto quanto ci piace, senza pensare che un cane non è un oggetto, ma è una creatura molto simile a noi e, come noi, ha una serie di necessità primarie che sarebbe nostro dovere assecondare. Il Dogo, per esempio, avrebbe il diritto di vivere fuori dai centri urbani, nella profonda campagna, con un uomo che abbia la passione per la caccia.
Questo è quanto dovremmo fare, se fossimo onesti e responsabili. E, invece, il Dogo vive nelle città e oggi, considerato pericoloso, deve muoversi al guinzaglio e, non contenti di questo, i legislatori gli hanno imposto anche la museruola. Solo nel suo appartamento, o nel giardino di casa, potrà essere libero di muoversi secondo i suoi desideri. Altrove sarà visto come un potenziale delinquente, da condurre in giro ammanettato.
È una vera ingiustizia perché, ripeto, il Dogo è in assoluto uno dei cani più affidabili, tra tutte le razze, grandi o piccole che siano. So che l’ENCI si sta dando da fare affinché la lista dei cani potenzialmente pericolosi sia rivista. Io, a livello personale, eliminerei del tutto questa lista ottusa e razzista e, al suo posto, farei la lista degli uomini che non possono possedere un cane, grande o piccolo che sia. Credo che bisognerebbe adottare quelle misure preventive che si utilizzano nei confronti di chi voglia adottare un bambino. È necessario essere titolari di alcune prerogative per accedere a certi privilegi. E questo sistema istituirei anche per chi desidera un cane, perché un cane non si compra e neppure si riscatta da un canile. Ogni cane, sia un purosangue o un bastardo, si adotta, con gli stessi sentimenti con cui si adotta un bimbo.
Potrò sembrare esagerato, ma credo che se è vero che tutti siamo figli di un unico dio, anche gli animali lo sono e hanno esattamente gli stessi nostri diritti.
Questo non significa, evidentemente, che gli animali debbano vivere come gli uomini e condividerne il letto o la tavola. Fisicamente e mentalmente siamo diversi e abbiamo bisogno di parametri esistenziali differenti ma, uomini e animali, tutti dovremmo avere la possibilità di vivere secondo la nostra natura.