Il mio diario: pensieri, osservazioni, racconti e leggende sul dogo argentino
8-1-2007 Il Dogo Argentino III >> >>
29-12-2006 Il Dogo Argentino II >> >>
18-12-2006 Il Dogo Argentino >> >>
8-12-2006 Parlando di “etica” >> >>
03-02-2008
BATTUTA DI CACCIA CON CANI DA PRESA IN SPAGNA
Durante la seconda settimana di gennaio, invitati dall’amico Pablo Marcote, siamo volati ad Alicante, Franco Cagnin, Luka Koraca e io, e da Alicante ci siamo recati a Lorca, nella provincia di Murcia.
Lorca, una suggestiva cittadina medioevale a meno di 50 km dal mare, è circondata da monti che non superano i 600 metri di altitudine, coperti da una incredibile vegetazione di piante aromatiche, rosmarino, lavanda, salvia, timo, che nei secoli ha raggiunto uno sviluppo che non avevo mai visto prima, sino a comporre un bosco a fusto medio. Sono zone assai aride, ventose, dove i profumi sono intensi e l’aria è tersa. Zone che offrono prospettive e luci che lasciano senza fiato.
A Lorca ci siamo incontrati con José Florenciano, che ha organizzato per noi una battuta di caccia al cinghiale, inserendoci nella sua squadra. Avevamo a disposizione una zona di circa 200 ettari e la squadra contava con il supporto di quattro realas, vale a dire gruppi di cani da cerca e da presa, condotti da un battitore.
Ogni reala era composta da 15 o da 20 cani, per lo più podencos, puri o incrociati con dogo e presa canario. C’erano anche alcuni dogos puri, qualche alano spagnolo e anche presa canarios.
Gruppi di cani eterogenei, messi insieme per assolvere compiti diversi. I podencos infatti, più veloci e leggeri, sono utilizzati per far muovere il selvatico che si trova nascosto nella macchia, avviandolo verso le poste, dove cacciatori e fucili attendono pazienti, mentre I cani da presa intervengono quando il selvatico, normalmente un solengo, rimane nascosto e fronteggia la muta.
I battitori, per legge, non possono portare fucile e sono obbligati ad essere provvisti di pugnale, arma che viene utilizzata soltanto se i cani riescono a bloccare il selvatico. Noi, Franco, Luka ed io, integravamo una stessa reala, condotta da Juan, poco più che ventenne, ma con una buona esperienza alle spalle e, soprattutto, una gamba della quale non è facile tenere il passo….
C’era un contatto via radio tra le diverse realas, in quanto la zona era ampia ed era importante muoversi in maniera sincronizzata per stanare il selvatico e farlo scendere alle poste. Abbiamo camminato molto e siamo riusciti, tra tutti, a stanare due capi, per la verità modesti, che sono poi stati abbattuti. Non ci sono stati contatti e il lavoro è stato realizzato soltanto dai podencos, a distanza.
I podencos sono i cani che più spesso rimangono vittime delle zanne del cinghiale, perché non si limitano ad abbaiare a fermo, ma sono assai combattivi e tendono ad aggredire il selvatico. Per questo è importante che ricevano manforte dai cani da presa, più forti e più adatti al contatto fisico.
Quella praticata in Spagna è un tipo di caccia “misto”, dove il compito principale dei cani consiste nel far scendere i cinghiali alle poste. È però possibile praticare anche un tipo di caccia più sportivo ancora, per il quale io propendo, che non prevede cattive sorprese per il selvatico che fugge, in quanto le poste vengono abolite. Ho sempre pensato che nella caccia la cosa bella non sia abbattere un animale, ma cercarlo e osservare tanto i cani che lavorano, come i panorami che ci circondano. È un fatto di sensazioni, sensazioni che difficilmente potrebbero essere più positive. Sono contento, quindi, di lasciare al selvatico le più ampie possibilità di sopravvivenza.
Coi cani da presa, infatti, si arriva al contatto soltanto se si trova un animale adulto, di quelli che hanno esperienza e non fuggono, in quanto non temono i cani ma sanno, invece, che il fucile non perdona. Per questo rimangono fermi presso i loro covacci, tranquilli, perché sicuri di non avere, lì, nessun rivale che sia in grado di fronteggiarli. È soltanto in questo contesto che il cane da presa diventa utile, perché tre o quattro buoni esemplari sono in grado di immobilizzare un cinghiale adulto. È anche vero che un cinghiale adulto non perdona e, per questo, è indispensabile proteggere il cane da presa con apposite pettorine, altrimenti non ha scampo.
Il battitore, in questo contesto, ha il compito di intervenire e di finire il cinghiale col pugnale, altrimenti è il cinghiale a finire cani e battitore, visto che il cinghiale in bocca di pugnali ne ha quattro e li manovra con una perizia incredibile, perizia supportata da tutta la potenza che la sua macchina fisica gli mette a disposizione.
Oltretutto, e questo pochi lo sanno, il cinghiale è dotato di un’intelligenza quasi umana, per cui riesce a valutare tutte le situazioni e sa cercare la migliore via di fuga. Questa qualità, unita a una forza e a una velocità incredibili, fanno del cinghiale un animale che non ha rivali in natura. Basti pensare che un facocero adulto mette in fuga qualunque leone, o leonessa che sia.
Bisogna far sentire la nostra voce perché la caccia sportiva con cani e arma bianca venga riconosciuta dalle autorità competenti, in quanto si tratta di una caccia ecologica, giusta, dove pochissimi sono i capi abbattuti.
Bisogna riservare, a tale scopo, aree ben definite, aree in cui questo tipo di caccia sia compatibile con l’ecosistema presente e previsto per il futuro. È poi necessario rilasciare licenze di caccia particolari, per ottenere le quali si debbano realizzare corsi di formazione e aggiornamento, con chiare indicazioni circa la fauna e la flora, perché l’ecosistema deve essere il punto centrale, per questo tipo di attività venatoria. Infine, è necessario regolamentare la caccia sportiva in ogni suo punto e in ogni sua fase, perché sia, in sintesi, assai meno cruenta, e crudele, rispetto alla caccia tradizionale, che spesso si traduce in mattanza, tanto per il selvatico, come per i cani.
Solo nella Z.A.C. (Zona Addestramento Cani) della provincia di Arezzo, vengono uccisi dai cinghiali in media 200 segugi all’anno. Io, che caccio col dogo da circa quarant’anni, non ho mai perso un cane durante la caccia. Tante ferite, è vero, ma mai un cane che sia caduto durante l’attività venatoria.
Solo fortuna?
Non credo. Sono convinto che ci sia molto di più, della fortuna, in questo fatto. C’è l’equilibrio e c’è il rispetto per i contendenti. C’è l’esperienza e c’è la volontà di ricercare, attraverso gli eventi naturali, quella giustizia che i pasticci degli uomini hanno relegato in soffitta. Vorrei che questa nota arrivasse a tutti i soloni che mi hanno trattato come un” maciullatore di cani e di cinghiali” (così mi hanno chiamato) e che mi hanno denunciato di fronte alla Procura della Repubblica, Procura dalla quale sono stato assolto con formula piena in quanto i fatti non costituivano reato. Vorrei che quella gente, dei quali ho bene in testa nome e cognome, capissero che i maciullatori di cani e di cinghiali sono coloro che avvallano un tipo di caccia che solo vuole creare un giro di denaro sostanzioso, con la vendita dei fucili, delle munizioni e delle licenze.
Vogliono denaro?
Bene: noi vogliamo pagare le nostre licenze e avere a disposizione i nostri territori per realizzare la caccia sportiva, come in Spagna, Portogallo, o Francia. Avere i nostri periodi per cacciare, i nostri diritti e i nostri doveri. Leggi che consentano certe cose e ne proibiscano altre. Possiamo, addirittura, aiutare le autorità venatorie per migliorare il patrimonio genetico dei cinghiali presenti in certe aree. Infatti, siamo in grado di catturare un cinghiale, e di lascialo libero se fosse necessario. Possiamo ucciderlo, è vero, oppure restituirgli la libertà, in quanto i cani non creano al cinghiale danni permanenti. Per finire, voglio dire che per un vero cacciatore sportivo l’abbattimento di un capo rappresenta un dolore sottile, ma profondo. Io spero sempre di non trovare nulla, perché mi spiace uccidere un animale nobile come il cinghiale, un animale che rispetto davvero. Per un cacciatore sportivo il bello è vivere intensamente, e da vicino, il contatto con la natura; osservare il cane che cerca, vederne l’entusiasmo quando ha sentito una traccia. Stare con gli amici che condividono la stessa tua passione. Credo che le nostre autorità abbiamo sempre e solo ricevuto informazioni sbagliate su ciò che è e che rappresenta la caccia sportiva. Probabilmente è solo questione di parlarne, tra gente che abbia le idee chiare e, soprattutto, non dica fesserie.
Paolo Vianini